La carica dei settemila

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La partenza della 50a Marcialonga (Foto: www.newspower.it).

Una splendida giornata per una splendida pagina di sport: un esercito
di appassionati ha celebrato la cinquantesima edizione della Marcialonga.
Nella versione pro (Circuito Ski Classics) vittoria dello svedese Emil Persson
e della norvegese Magni Smedaas

Cinquanta e non sentirli. E nello stesso tempo, sentirli tutti e bene, tanto è stato l’affetto, il calore, il tifo e la passione con cui la Val di Fiemme, la Val di Fassa e i trentini tutti hanno accolto la loro Marcialonga, che oggi ha celebrato – appunto – la cinquantesima edizione.

Una giornata spettacolare e non soltanto dal punto di vista meteo: cielo azzurro e un sole caldo (nonostante alla partenza di Moena il termometro segnasse -10°), settanta chilometri di pista in condizioni da perfette e, soprattutto, tanta, tantissima gente lungo ogni metro del percorso, con la gara che attraversava il centro di un paese dopo l’altro, coinvolgendo migliaia di persone nella più calorosa festa dello sci di fondo.

Una giornata spettacolare che è iniziata presto, molto presto. Alle 7.00, nell’aria frizzante dell’ultimo buio, il via della Marcialonga 50 x 50, evento inedito voluto proprio per rievocare la prima edizione del 1971: al via in cinquanta, con l’intero tracciato di 70 km da percorrere con sci d’epoca e abbigliati come si usava alla prima Marcialonga del 1971. Dopo 4h27’5” l’arrivo in coppia dei primi due, Agostino Zortea e Ivan Debertolis.

L’arrivo, nella 50×50, di Agostino Zortea e Ivan Debertolis, 1° e 2° classificato (Foto: www.newspower.it).

La gara degli uomini

Poi, alle 8, inizia la grande magia, un rito che si ripete ogni anno e ogni anno è sempre più coinvolgente: dalla tradizionale zona di partenza a Moena, il presidente Angelo Corradini, insieme alla Soreghina Sabrina Pellegrin, ha sparato il colpo di pistola con cui ha dato il via alla speciale 50a Marcialonga.

Partenza molto veloce, complice una neve scorrevole e perfetta. A Pera di Fassa hanno sfilato per primi i norvegesi Stian Hoelgaard e Kasper Stadaas con il pettorale rosso, e il “diavolo rosso” Mauro Brigadoi di Predazzo del Team Internorm, deciso a movimentare subito la gara che, non a caso, è anche primo Grand Classics Event del prestigioso circuito Ski Classics.

A Campestrin il gruppo era ancora compatto, mentre la cornice tutt’intorno regalava suggestioni intense: la maestosità delle Dolomiti imbiancate e l’atmosfera magica dei boschi completamente ghiacciati. A dettare il ritmo c’era il pettorale verde dello svedese Alfred Buskqvist, seguito da Jan Srail, dalla vecchia volpe Tord Asle Gjerdalen e da Viktor Maenpaa.

Un momento della gara, con il norvegese Tord Asle Gjerdalen in piena azione (Foto: www.newspower.it).

Ed è proprio Buskqvist ad acciuffare il primo traguardo sprint di Canazei al km 18.6, seguito dal norvegese Vebjørn Moen, secondo, e dall’italiano Lorenzo Busin. Back point della gara, si rientra verso Moena per poi tirar dritto fino a Cavalese.

Brigadoi allunga. Prende due metri, cinque, otto, dieci secondi, quindici, insomma va: un’azione studiata con il Team e a Soraga transita con un vantaggio di 25” sugli inseguitori Persson, Jutterstroem e Paus. Che però lo tengono lì. A Moena ha ancora 17” di vantaggio, ma il tentativo si esaurisce in vista del secondo traguardo volante, a Predazzo, dove transita per primo Moen, seguito da Johaug, Jespersen e Busin. «Meglio 20 km da leone che 70 da coniglio», ammetterà Brigadoi all’arrivo, che comunque ha firmato un tentativo coraggioso.

Alle 10 in punto il gruppo con i più forti è passato a Ziano, con il “veterano” Anders Aukland, alla sua ultima Marcialonga da pro, nelle prime posizioni. Il leggendario Aukland è terzo a Lago di Tesero, dietro soltanto allo svedese Eklof e al finlandese Maenpaa, mentre all’orizzonte inizia a profilarsi la salita di Cascata: accelerazione d’obbligo per imboccare davanti il temibile tratto finale del Mur de la Stria. Al ponte di Cascata a dettare il ritmo c’era Oskar Kardin, mentre a un chilometro dall’arrivo c’è stato il cambio della guardia in testa con il norvegese Morten Eide Pedersen.

Ma sul rettilineo di rettilineo di Viale Mendini a Cavalese è testa a testa alla morte (sportiva) con lo svedese di Emil Persson, che vince la 50a Marcialonga in 2h48’57”, bruciando di un secondo il norvegese Gjerdalen, e di tre secondi Nygaard, terzo al traguardo. La prima bandiera italiana è quella dell’altoatesino Dietmar Nöckler del Team Robinson Trentino, giunto 30°.

Lo svedese Emil Persson a braccia alzate sul traguardo: la 50a Marcialonga è sua. (Foto: www.newspower.it).

«Sono davvero felice, vincere questa gara è una grande soddisfazione», ha commentato a caldo il vincitore, alla sua sesta vittoria consecutiva sul Pro Tour. «Sciare qui è bellissimo, l’atmosfera è magica. La salita del Mur de la Stria è stata più difficile, alcuni metri sono davvero ripidi. Alcuni ragazzi sono riusciti a mantenere il mio ritmo e il passaggio era abbastanza stretto, quindi ho attaccato. Questo mio risultato è ottimo per mantenere il Pettorale giallo di leader, regala più punti e quindi la Marcialonga rappresenta una gara importante da vincere».

La Marcia rosa

Cinque minuti dopo gli uomini è scattata la gara femminile con due assenze di rilievo, ovvero la norvegese Astrid Øyre Slind, impegnata in Coppa del Mondo in Francia, e la connazionale Emilie Fleten. Le donne hanno impostato subito una gara conservativa, andando via in gruppo fino a Campestrin quando la francese Kati Roivas ha messo in fila indiana la norvegese Anikken Gjerde Alnaes, le svedesi Hedda Baangman, Linn Sömskar e Jenny Larsson con il pettorale a quadri da leader della classifica Climb.

La più veloce al traguardo sprint di Canazei è stata la Alnaes, seguita da Sömskar e dalla svedese Ida Dahl. A 43 km dall’arrivo si è formato un quartetto composto dalle protagoniste di giornata, ovvero Dahl, Larsson, Alnaes e la norvegese Magni Smedaas, che transita per prima allo sprint di Predazzo e si invola definitivamente sul Mur per andare a vincere in solitaria in 03h14’00”. Seconda piazza per Anikken Gjerde Alnaes, a 1’06”. In terza posizione, Jenny Larsson, con un ritardo di 2’05”. Prima tra le italiane la bellunese Rebecca Bergagnin del Team Robinson Trentino, 32a.

La norvegese Magni Smedaas si è aggiudicata la prova femminile. (Foto: www.newspower.it).

«La gara è stata molto bella. Il meteo era perfetto, mi sono presa il mio tempo per osservare il panorama e godermi le montagne», ha raccontato con disarmante sincerità Smedaas. «Ho provato a risparmiare più energie possibili, in modo da poter avere un gran finale e sono davvero felice che le cose siano andate proprio come le avevo pianificate. Vincere la 50a edizione è qualcosa di speciale, amo questa gara ed era il mio grande obiettivo della stagione. La nuova salita è stata dura, l’abbiamo provata ieri e fino a quel momento pensavo fosse una passeggiata, e invece mi sbagliavo! Ma quando hai tutte queste persone a tifarti puoi solo sorridere e dare tutta te stessa, per dare in cambio qualcosa al pubblico che viene a vederti. È anche un evento Grand Classics quindi ci sono molti punti in palio, e per me è speciale aver fatto così bene in una delle gare più importanti della stagione».