IL SILENZIO DI FIAMES: IL FONDO A CORTINA NON PUÒ MORIRE

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Un patrimonio lungo oltre cinquant’anni rischia di scomparire tra i vincoli burocratici, lasciando appassionati e operatori locali senza risposte proprio nel cuore della stagione invernale. Ecco perché la chiusura delle piste di Fiames è un paradosso che colpisce al cuore l’identità ampezzana.

Cinquant’anni di storia sulla neve. Era il 1971 quando lo sci di fondo iniziava a tracciare i suoi binari nel territorio di Cortina d’Ampezzo, consolidandosi poi nel 1974 con la nascita della prima scuola dedicata. Da allora, la piana di Fiames è diventata molto più di una semplice infrastruttura sportiva: è un punto di riferimento sociale ed economico che ha accolto generazioni di atleti, famiglie e turisti. Per oltre mezzo secolo, le piste hanno operato in totale sicurezza, senza incidenti o stravolgimenti ambientali, integrandosi perfettamente in un ecosistema che oggi, improvvisamente, sembra volerle respingere per ragioni puramente normative e poco trasparenti.

Un corto circuito comunicativo. La situazione attuale rasenta il paradosso: mentre i canali ufficiali di promozione turistica continuano a invitare gli appassionati a godersi la neve della Regina delle Dolomiti, le piste di Fiames restano sbarrate. Molti sciatori, giunti a Cortina attirati da questa offerta, si sono trovati di fronte a un servizio inesistente, con ripercussioni immediate sull’immagine della località. Non è la mancanza di neve a fermare i ganci degli scarponi, ma una fitta coltre di vincoli mai chiariti che sta generando disservizi, delusione e un danno concreto a chi, di questo sport, ne ha fatto una professione.

Il peso delle scelte sulla comunità locale. Le conseguenze di questo blocco non si limitano al solo ambito sportivo. La chiusura penalizza direttamente i maestri di sci, i noleggiatori e l’intero indotto turistico della zona. In un panorama alpino dove la concorrenza tra le destinazioni è altissima, indebolire un’offerta sostenibile e accessibile come il fondo significa perdere competitività. Resta inoltre il dubbio sull’equità di tali restrizioni: se nell’area di Fiames è stato possibile realizzare complessi come il Villaggio Olimpico superando ostacoli tecnici, perché non è possibile trovare una soluzione per un’attività a impatto zero che si svolge su terreno ghiacciato e coperto dal manto nevoso?

Un appello per il futuro dello sport. La richiesta alle Autorità competenti e al Comune di Cortina d’Ampezzo è chiara e urgente: riaprire i tracciati di Fiames. Si chiedono soluzioni concrete, come deroghe stagionali mirate, che tengano conto della realtà dei fatti: in inverno il rischio idrogeologico è minimizzato dal gelo, e i pericoli tipici della stagione, come le valanghe, sono sempre stati gestiti con professionalità. È tempo di rispettare gli impegni presi con i cittadini e con i turisti, tutelando un valore che è parte integrante dell’anima di Cortina.

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