mercoledì, 9 Settembre, 2026
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MILANO CORTINA 2026: AL VIA IL SOGNO PARALIMPICO TRA STORIE DI CORAGGIO E TALENTO

Dopo il grande successo dei Giochi Olimpici, i riflettori si spostano sugli atleti paralimpici pronti a sfidarsi sulle nevi e sui ghiacci italiani. Un evento che promette di emozionare il mondo intero, celebrando la determinazione di campioni che hanno saputo trasformare ogni ostacolo in una linea di partenza verso la gloria.

L’atmosfera magica dei Giochi non si spegne, ma si rinnova. Con la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, l’Italia torna al centro della scena sportiva internazionale per accogliere gli atleti che incarnano i valori di resilienza, eccellenza e inclusione. Dalle piste perfettamente preparate della Val di Fiemme per lo sci di fondo e il biathlon, fino alle pendenze tecniche di Cortina e ai palazzetti di Milano, il territorio è pronto a farsi testimone di imprese umane e sportive destinate a restare nella storia. Non è solo una competizione, ma una narrazione corale di sogni che non conoscono barriere.

Protagonisti da seguire. Gli occhi del pubblico e degli addetti ai lavori sono puntati su una generazione di campioni straordinari. Nello sci alpino e nel fondo, l’Italia schiera una squadra determinata a confermare la propria crescita costante, con veterani e giovani promesse pronti a dare battaglia alle potenze straniere. Oltre ai risultati cronometrici, l’attenzione sarà rivolta alle storie personali di chi ha saputo reinventarsi attraverso lo sport. Atleti che vedono nella neve non solo un campo di gara, ma uno spazio di libertà assoluta dove la tecnica e l’innovazione tecnologica degli ausili giocano un ruolo fondamentale per il raggiungimento della massima prestazione.

I luoghi del mito paralimpico. La geografia di questi Giochi è stata disegnata per esaltare le caratteristiche uniche del paesaggio alpino e urbano italiano. Milano sarà il cuore pulsante delle discipline su ghiaccio, mentre la Val di Fiemme si confermerà il tempio delle discipline nordiche, dove la fatica degli atleti incontrerà la purezza della natura. Cortina d’Ampezzo, con la sua maestosa Regina delle Dolomiti, farà da cornice alle prove di sci alpino e snowboard. Ogni sede è stata progettata per garantire la massima accessibilità, lasciando un’eredità duratura che renderà queste vette e queste città sempre più aperte a tutti gli appassionati di sport.

Un’eredità oltre la medaglia. Le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 rappresentano un’opportunità senza precedenti per promuovere un cambiamento culturale profondo. Attraverso la visibilità mediatica globale, l’evento mira a sensibilizzare il pubblico sulle infinite possibilità dello sport paralimpico, abbattendo pregiudizi e ispirando le future generazioni. Il messaggio è chiaro: l’eccellenza non è un concetto limitato, ma una meta raggiungibile attraverso la perseveranza e il supporto di un’intera comunità. Quando la fiamma paralimpica si accenderà, non celebrerà solo dei campioni, ma la forza indomabile dello spirito umano.

Info point Sito ufficiale: www.milanocortina2026.org

PETTER NORTHUG A CACCIA DI UN PASSAPORTO PER FALUN 2027

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A 40 anni suonati, Petter Northug non ha alcuna intenzione di rinunciare al sogno iridato. Falliti i tentativi con diverse nazioni europee e del Golfo, il fuoriclasse norvegese rivela di essere in trattativa con un nuovo misterioso Paese “molto a sud” per ottenere la cittadinanza sportiva e tornare in gara ai Mondiali.

Il sipario sulla carriera di Petter Northug non sembra affatto destinato a calare. L’ex re indiscusso dello sci di fondo, che a 41 anni vorrebbe presentarsi al cancelletto di partenza dei Campionati del Mondo di Falun 2027, sta percorrendo strade decisamente poco convenzionali per aggirare l’impossibilità di ottenere un posto nella corazzata norvegese. La sua ultima mossa è la ricerca di una nuova nazionalità sportiva, un piano che lo ha portato a dialogare con diverse federazioni in giro per il mondo, dall’Europa al Qatar, fino a un recente e suggestivo corteggiamento con il Messico.

La caccia alla nuova bandiera. Il processo per cambiare cittadinanza è una corsa contro il tempo: tutto deve essere formalizzato entro il 1° maggio per poter essere pronti per la stagione successiva. Se i colloqui con l’Austria, il Liechtenstein e Malta sono naufragati — in parte anche per i precedenti legati alla condanna per droga che ne hanno frenato l’iter in alcuni Paesi — Northug non si è perso d’animo. “Ogni sera vado a letto con un sombrero sperando di vedere la bandiera messicana”, ha scherzato l’atleta, ammettendo però che la burocrazia con il paese centramericano è estremamente lenta.

Un misterioso contatto dal Sud. Tuttavia, come riporta expressen.se, nelle ultime ore è emersa una nuova, concreta possibilità. Durante il podcast “Johaug e Gukild”, il fuoriclasse ha rivelato di essere stato contattato da un’altra nazione dopo il clamore mediatico delle sue ultime uscite. “È emersa una nuova variante, c’è speranza”, ha dichiarato Northug, mantenendo il più stretto riserbo sull’identità del Paese coinvolto, limitandosi a definirlo “molto a sud”. Questa proposta potrebbe rappresentare l’ultima vera ancora di salvezza per trasformare in realtà il sogno di tornare a gareggiare nel tempio dello sci svedese.

Il richiamo di Falun. Per Northug, Falun non è un luogo qualunque. Proprio lì, nell’edizione mondiale del 2015, visse uno dei momenti più alti della sua carriera conquistando quattro medaglie d’oro. Tornare in quella stessa arena dodici anni dopo, seppur con i colori di una nazione esotica, rappresenterebbe per lui la chiusura perfetta di un cerchio leggendario iniziato con 13 ori mondiali e due olimpici. Nonostante dal 2022 si sia dedicato principalmente alle lunghe distanze della Ski Classics, il richiamo della Coppa del Mondo e del palcoscenico iridato sembra essere ancora troppo forte per essere ignorato.

IDRATAZIONE AL TOP PER LE SFIDE SUGLI SCI DA FONDO

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Il segreto per mantenere il ritmo lungo le piste innevate non risiede solo nella tecnica, ma in una gestione impeccabile dei liquidi e dei micronutrienti. Scopriamo come la linea Herbalife24 supporta gli sciatori, dai professionisti agli amatori, nelle condizioni più estreme.

Lo sci di fondo è una delle discipline più esigenti del panorama sportivo invernale, dove il freddo spesso maschera la reale perdita di liquidi e sali minerali. Proprio per rispondere a queste necessità specifiche, la linea Herbalife24 propone soluzioni mirate che accompagnano l’atleta prima, durante e dopo lo sforzo sulle piste ghiacciate di questa stagione 2026. Grazie a una formulazione studiata per ottimizzare le prestazioni, i prodotti H24 si confermano alleati preziosi per chi cerca resistenza e recupero rapido tra i binari della neve.

Energia e idratazione in pista. Durante la sessione di allenamento o in gara, mantenere l’equilibrio elettrolitico è fondamentale per evitare cali di performance. H24 CR7 Drive nasce proprio dalla collaborazione con il campione Cristiano Ronaldo per offrire una miscela di carboidrati ed elettroliti che sostiene l’idratazione senza appesantire. Con meno di 100 kcal per porzione e l’assenza di dolcificanti artificiali, questa soluzione in polvere o bustine monodose è ideale per essere consumata prima e durante l’attività, garantendo quella spinta necessaria per affrontare le salite più impegnative.

Recupero e benessere quotidiano. Una volta tolti gli sci, il lavoro del corpo continua. Herbalife24® Hydrate interviene in questa fase delicata, o come supporto rinfrescante durante l’intera giornata. Questa bevanda al gusto d’arancia è priva di calorie ma ricca di elementi essenziali: vitamine del gruppo B (B1, B2, B12), acido pantotenico, vitamina C, calcio e magnesio. Questi componenti lavorano in sinergia per favorire il normale metabolismo energetico, aiutando lo sciatore a reintegrare ciò che il gelo e lo sforzo hanno consumato, con la praticità di bustine da sciogliere comodamente in 500 ml d’acqua.

Sicurezza certificata per ogni atleta. La tranquillità di chi compete, a qualsiasi livello, è garantita dalla certificazione Informed-Sport. Ogni lotto dei prodotti della linea H24 viene rigorosamente testato dal laboratorio anti-doping LGC per assicurare l’assenza di sostanze vietate. Questa attenzione alla qualità permette agli appassionati di fondo di concentrarsi esclusivamente sulla propria passione, sapendo di nutrire il proprio corpo con integratori sicuri, trasparenti e all’avanguardia.

Info point Per approfondimenti sui prodotti e sulla sicurezza sportiva: www.informed-sport.com

ITALIA PROTAGONISTA AI MONDIALI JUNIORES DI LILLEHAMMER: PINZANI È ARGENTO, STORICO BRONZO PER DELUGAN E DEL BIANCO

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Giornata trionfale per i colori azzurri in Norvegia. Nello sci di fondo, il diciannovenne Marco Pinzani sfiora il titolo iridato nella 20 km mass start, mentre nella combinata nordica arriva una medaglia storica grazie alla coppia femminile nella Team Sprint. L’Italia si conferma ai vertici della rassegna giovanile con prestazioni di altissimo livello.

Il palcoscenico mondiale di Lillehammer continua a regalare soddisfazioni immense alla spedizione italiana. Nella giornata odierna, la neve norvegese è stata teatro di imprese che consolidano la tradizione azzurra nelle discipline nordiche. Dopo il bronzo ottenuto da Federico Pozzi lunedì, l’Italia raddoppia e triplica il bottino grazie alla determinazione di Marco Pinzani nello sci di fondo e alla straordinaria rimonta di Giada Delugan e Ludovica Del Bianco nella combinata nordica. Un risultato collettivo che mette in luce la qualità del lavoro svolto con i settori giovanili.

Pinzani d’argento nella 20 km. La sfida maschile dello sci di fondo ha visto una 20 km in tecnica libera combattuta e tattica, risolta solo nel finale. Marco Pinzani, friulano delle Fiamme Gialle, è stato l’assoluto protagonista insieme al norvegese Emil Longva. I due hanno guidato un quartetto che comprendeva anche l’altro azzurro Daniel Pedranzini e il finlandese Anton Kemppi. Nell’ultimo chilometro Longva ha trovato lo spunto vincente, chiudendo in 44’07″6, ma Pinzani ha lottato fino all’ultimo respiro per l’oro, conquistando un prestigioso secondo posto. Resta un pizzico di rammarico per Pedranzini, quarto al traguardo per una manciata di secondi dal bronzo. In campo femminile, buona prova di Vanessa Cagnati che ha concluso al quindicesimo posto nella gara vinta dalla norvegese Hanssen.

Impresa storica nella combinata nordica. Le emozioni non sono finite con il fondo. Nella Team Sprint femminile di combinata nordica, Giada Delugan e Ludovica Del Bianco hanno scritto una pagina di storia. Quinte dopo il segmento di salto sul trampolino Hs98, le azzurre hanno messo in pista una frazione sugli sci stretti carica di grinta e intelligenza tattica. Superando Francia e Austria, il duo italiano è risalito fino alla terza posizione, conquistando una medaglia di bronzo che rappresenta il primo podio azzurro in una prova a squadre femminile ai Mondiali Juniores. La gara è stata vinta dalla Slovenia davanti al Giappone, ma il distacco contenuto delle italiane conferma il valore della nostra scuola.

Il bilancio della spedizione. La medaglia di Pinzani mantiene viva una striscia positiva che vede l’Italia sul podio iridato junior della lunga distanza per il terzo anno consecutivo, dopo i successi di Matli nel 2025 e di Artusi e Ghio nel 2024. Per la combinata nordica, il bronzo odierno si aggiunge alla bacheca che negli anni scorsi era stata impreziosita dai trionfi individuali di Annika Sieff. Sebbene la prova maschile di combinata non abbia regalato podi (dodicesimo posto per Senoner e Venturini), l’entusiasmo resta altissimo in vista dei prossimi appuntamenti.

Info point Risultati ufficiali: www.lillehammer2026.no

“IL PRIMO ORO”: L’EPOPEA DI FRANCO NONES, L’UOMO CHE SFIDÒ IL NORD

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Esce nelle librerie un volume che non è solo una biografia sportiva, ma il racconto di una rivoluzione. “Il Primo Oro” ripercorre l’incredibile vita di Franco Nones, il campione fiemmese che nel 1968 spezzò l’egemonia scandinava nello sci di fondo, cambiando per sempre il destino degli sport invernali italiani.

Ci sono date che segnano un prima e un dopo. Per lo sci di fondo internazionale, quella data è il 7 febbraio 1968. Prima di allora, il podio olimpico era una riserva esclusiva per atleti scandinavi e sovietici. Poi arrivò Franco Nones. Il libro “Il Primo Oro”, scci porta dentro quella leggenda, svelando l’uomo dietro la medaglia: un pioniere capace di unire una visione agonistica moderna a una tenacia d’altri tempi.

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Una storia a due cuori. Il volume sceglie un taglio narrativo profondo e non scontato: non si limita alle cronache di gara, ma celebra la “squadra” invisibile che ha permesso a Nones di scalare l’Olimpo. Al centro della narrazione c’è infatti il legame con la moglie, la svedese Inger Berneholm. È una storia d’amore che sfida le convenzioni dell’epoca e le distanze geografiche, diventando il pilastro su cui Franco ha costruito non solo i successi sportivi, ma anche la sua fortunata carriera imprenditoriale con la Nones Sport. L’autore è abile nel raccogliere testimonianze autentiche, lasciando che emerga il ritratto di una coppia unita da un destino comune.

L’analisi del campione. Dalle pagine del libro ritto da Pino Dellasega, emerge la mentalità analitica di Nones. L’oro di Grenoble non viene descritto come un miracolo estemporaneo, ma come il risultato di un percorso iniziato anni prima. Dalla “presa di coscienza” di Innsbruck 1964 ai Mondiali di Oslo 1966, il lettore segue l’evoluzione di un atleta che ha saputo studiare gli avversari, i materiali e le proprie potenzialità con una precisione quasi scientifica. “Il Primo Oro” ci racconta come la vittoria nasca prima nella testa e poi nelle gambe, un insegnamento che lo stesso Nones ha poi applicato nella promozione del suo amato Trentino e della Val di Fiemme nel mondo.

Umanità e valori d’altri tempi. Uno degli aspetti più godibili del libro sono gli aneddoti che restituiscono il sapore di un biathlon e di uno sci di fondo d’altri tempi. Come la storia del prestito al rivale russo Vedenin, ripagato l’anno dopo con una cinepresa Super8 ricevuta in premio: gesti che raccontano un mondo fatto di lealtà e rispetto reciproco tra avversari. È proprio questa densità di valori a rendere il volume un testo prezioso, quasi un manuale di vita che, come suggerito da alcuni lettori d’eccezione, meriterebbe di essere diffuso nelle scuole per insegnare ai giovani che il successo non arriva mai per caso, ma è figlio di analisi, sacrificio e integrità.

Info point Per approfondimenti: www.nonessport.it

LA TUTA D’ORO DI LISA VITTOZZI CUSTODITA AL MUSEO OLIMPICO DI LOSANNA

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Il “completo” dell’oro nell’inseguimento a Milano Cortina 2026 trova la sua dimora definitiva in Svizzera, per raccontare un’impresa che ha riscritto i confini dello sci italiano e mondiale.

Il 26 febbraio 2026 resterà una data scolpita nella memoria sportiva internazionale. La tuta da gara indossata da Lisa Vittozzi, trionfatrice nell’inseguimento femminile di biathlon a Milano Cortina 2026, è entrata ufficialmente a far parte delle prestigiose collezioni del Museo Olimpico di Losanna. Un pezzo unico che porta con sé il sudore e la gloria della prima medaglia d’oro olimpica italiana nella storia di questa disciplina, consegnato personalmente dall’atleta azzurra, che ha illuminato i Giochi anche come portabandiera durante la cerimonia di chiusura a Verona insieme a Davide Ghiotto.

Un cimelio da Anterselva. Al termine delle infuocate competizioni ad Anterselva, cuore pulsante del biathlon per questa edizione olimpica, la Vittozzi ha apposto la propria firma sulla tuta, donandola ai responsabili del Museo. L’indumento tecnico non viaggerà solo: insieme a esso ci saranno i bastoncini autografati da Federico Pellegrino, bronzo nello sprint a squadre di sci di fondo conquistato con Elia Barp. Questi oggetti diventeranno parte integrante di un patrimonio culturale che celebra l’eccellenza e il sacrificio necessario per raggiungere la vetta a cinque cerchi.

Accanto alle leggende di sempre. L’arrivo a Losanna proietta Lisa e Federico nel pantheon dei miti. La tuta dell’azzurra troverà spazio tra i 3.000 metri quadrati di esposizione, condividendo la scena con le scarpe di Pietro Mennea a Mosca 1980, il casco di Lindsey Vonn e il pallone del Dream Team di Barcellona 1992. Come sottolineato dalla direttrice Angelita Teo, questi 90.000 oggetti unici non sono semplici attrezzi, ma storie viventi che permetteranno ai visitatori di rivivere i brividi di Milano Cortina 2026 e di ispirare le nuove generazioni di fondisti e biatleti.

Orgoglio per l’Italia. Per i due campioni, far parte di questa collezione permanente è un onore immenso. Entrare di diritto in un luogo che custodisce le pagine più belle dello sport mondiale è la testimonianza definitiva del loro contributo ai successi della spedizione azzurra. Il Museo, situato in Svizzera e aperto dal martedì alla domenica, si conferma così una tappa obbligata per chiunque voglia toccare con mano l’eredità lasciata dai protagonisti di questa Olimpiade invernale.

Tutte le informazioni sul Museo Olimpico sono disponibili su: www.olympics.com/museum

SALOMON RILANCIA ÉQUIPE: IL FUTURO DELLO SCI È UN GIOCO DI SQUADRA

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A trent’anni dal successo dei programmi storici del brand, Salomon scrive una nuova pagina nel mondo dell’agonismo invernale. Con il lancio di ÉQUIPE, la casa di Annecy sposta il focus dal singolo individuo al collettivo, trasformando la performance in un’esperienza condivisa che unisce sci alpino, fondo e snowboard sotto un’unica bandiera di energia e innovazione.

In un mondo sportivo spesso dominato dall’ossessione per il record individuale, Salomon sceglie il palcoscenico di Milano, in questo febbraio 2026, per lanciare un messaggio controcorrente: nessuno vince da solo. Il brand francese, leader globale nel settore invernale, ha presentato ufficialmente ÉQUIPE, una visione strategica che ridefinisce il concetto di successo agonistico. Non si tratta solo di nuovi materiali, ma di una filosofia che mette al centro la connessione umana e il supporto reciproco. “Le vittorie più grandi si costruiscono insieme”, ha sottolineato David Farcot, Direttore Creativo Equipment, evidenziando come l’unione tra atleti di diverse discipline e tecnici sia la vera chiave per superare i limiti attuali della performance.

Le radici nel passato per guardare al domani. Il nome scelto non è affatto casuale: tra gli anni ’80 e ’90, il programma ÉQUIPE di Salomon ha segnato un’epoca d’oro degli sport invernali. Oggi quel nome torna attuale, trasformandosi in una piattaforma moderna che abbraccia tutte le anime della neve. Per Guillaume Meyzenq, CEO di Salomon, il termine francese “équipe” racchiude l’essenza stessa del brand: un sistema di supporto che sta dietro ogni discesa o ogni spinta sugli sci da fondo. L’obiettivo è creare una partnership autentica con gli atleti, celebrando non solo la medaglia finale, ma il percorso di crescita comune che coinvolge esperti di prodotto e comunità locali.

Un’innovazione guidata dalla diversità. La forza di questa nuova iniziativa risiede nella capacità di far dialogare mondi diversi. Gli input che arrivano dallo sci nordico influenzano lo sviluppo dell’alpino e dello snowboard, creando un circolo virtuoso di competenze. In questo scenario, la performance viene ripensata: l’atleta moderno non è più solo colui che realizza il tempo migliore, ma chi è capace di ispirare, evolversi e far crescere il movimento che lo circonda. Salomon si impegna così a sostenere i propri talenti non solo durante il picco della carriera, ma lungo tutto il loro percorso umano e professionale.

Dalla Coppa del Mondo al lifestyle alpino. Nello spirito di Annecy, dove ingegneri e atleti collaborano quotidianamente, ÉQUIPE diventa lo spazio in cui l’individualità viene esaltata all’interno di un sistema protetto e stimolante. È un invito rivolto a tutti gli appassionati a vivere la montagna con una nuova consapevolezza, dove la passione condivisa diventa il vero motore del progresso. Con una collezione che promette di alzare l’asticella tecnologica (attenzione particolare è stata data alla precisione dei ganci negli scarponi e alla reattività strutturale), Salomon conferma la sua missione: permettere a ogni sciatore di far emergere la propria versione migliore attraverso la forza del gruppo.

Info point www.salomon.com

LA VAL DI SOLE RISCOPRE IL FASCINO AUTENTICO DELLO SCI DI FONDO

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Con 45 chilometri di piste immerse nel silenzio dei parchi nazionali, il territorio solandro si conferma paradiso per gli amanti degli sci stretti. Tra tradizioni radicate e nuove esperienze gourmet come la “Wow Experience”, il fondo si impone come l’attività ideale per chi cerca benessere, accessibilità e panorami da fiaba lontano dalla folla.

In Val di Sole lo sci di fondo non è solo una disciplina sportiva, ma un vero e proprio stile di vita che affonda le radici nella tradizione locale. In questa stagione invernale 2026, i numeri confermano un trend in forte crescita: sono sempre di più i turisti che scelgono di abbandonare la frenesia delle piste da discesa per rifugiarsi nel silenzio dei boschi. Con un’offerta che spazia dai campi scuola per i primi passi fino ai tracciati omologati per le competizioni internazionali, Malé e le valli laterali offrono un mosaico di 45 chilometri di percorsi perfettamente battuti, dove il contatto con la natura calabrese — o meglio, del Trentino più selvaggio — diventa totale e rigenerante.

Un’esperienza accessibile a tutti. La forza dello sci di fondo risiede nella sua estrema democraticità: è un’attività economica, completa dal punto di vista fisico e approcciabile anche da chi non ha mai calzato gli sci. La Val di Sole ha saputo interpretare questa esigenza creando servizi su misura tra Vermiglio, Cogolo e Rabbi, dove i noleggi moderni e i maestri specializzati guidano i neofiti alla scoperta del passo alternato o del pattinato. La varietà dei tracciati permette a chiunque di trovare la propria dimensione, alternando brevi anelli pianeggianti a lunghe escursioni che possono superare i 20 km di sviluppo continuo.

La novità della wow experience. Per rendere ancora più accattivante l’approccio a questo sport, l’ApT Val di Sole ha lanciato con successo “Due ore fino in fondo”. Si tratta di un pacchetto esperienziale che, al costo contenuto di 35 euro, offre due ore di lezione con un maestro, il noleggio completo dell’attrezzatura e un momento conviviale finale con merenda tipica e bevanda calda. Un modo per trasformare la fatica sportiva in un momento di socialità e scoperta del gusto, con appuntamenti fissi il lunedì a Vermiglio, il martedì a Cogolo e il sabato a Rabbi, permettendo di esplorare ogni angolo del comprensorio.

I tre templi del fondo solandro. Ogni località della valle offre una sfumatura diversa di questa disciplina. Vermiglio rappresenta il cuore tecnico, con i suoi 20 km di piste vista Adamello-Presanella e un moderno poligono per il biathlon. Cogolo, adagiata ai piedi dell’Ortles-Cevedale, offre invece tracciati soleggiati e pianeggianti nel Parco Nazionale dello Stelvio, ideali per le famiglie che vogliono sciare tra le architetture storiche della chiesetta di Pegaia. Infine la Val di Rabbi, dove l’anello di 5 km permette di immergersi in un bosco incantato e, grazie all’illuminazione artificiale, di provare l’emozione unica dello sci sotto le stelle.

Info point Scopri tutte le esperienze: www.visitvaldisole.it/it/esperienze

Photo Credit © Giacomo_Podetti

CASA TRENTINO DOLOMITI: IL BRONZO OLIMPICO DI ELIA BARP ILLUMINA LA SERATA DI CHIUSURA

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Si conclude tra gli applausi il ciclo di appuntamenti enogastronomici legati alle Olimpiadi in Val di Fiemme. Il medagliato azzurro, insieme ai compagni di squadra, ha celebrato il successo dei Giochi in una serata che ha visto protagonisti i giovani talenti dell’Istituto di Tesero e la cucina d’autore dello chef Gilmozzi, in attesa del ritorno a marzo per le Paralimpiadi.

I Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026 volgono al termine e il Ristorante Casa Trentino Dolomiti ha voluto salutare questo storico appuntamento con un evento che ha saputo fondere l’emozione del podio con l’eccellenza del territorio. La Val di Fiemme ha celebrato la conclusione delle gare olimpiche accogliendo gli eroi dello sci di fondo azzurro in un’atmosfera di festa e orgoglio nazionale. Un congedo che è solo un arrivederci: i sapori e l’ospitalità trentina torneranno infatti protagonisti a marzo, quando la struttura riaprirà i battenti per accompagnare le imprese degli atleti paralimpici.

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I campioni del fondo a tavola. L’arrivo degli azzurri al CFP Enaip di Tesero è stato scandito da una standing ovation. Protagonista assoluto Elia Barp, il classe 2002 che ha sfoggiato le due medaglie di bronzo vinte nella staffetta e nella team sprint. Accanto a lui, Simone Daprà e Paolo Ventura hanno condiviso i racconti di quindici giorni vissuti intensamente, tra piazzamenti in top 20 e il calore di un pubblico di casa che ha reso ogni fatica indimenticabile. Tra i tavoli, a testimonianza del prestigio internazionale dell’evento, sedeva anche la leggenda polacca Justyna Kowalczyk, insieme ai vertici della FIS, della FISI e di Dolomiti Superski.

Elia Barp tra Piero De Godenz e Bruno Felicetti – Newspower.it  Trento www.newspower.it

Il talento degli studenti e la guida di Gilmozzi. Il successo della serata è stato firmato dai ragazzi dell’Istituto alberghiero di Tesero, guidati con maestria dallo chef stellato Alessandro Gilmozzi. Il progetto ha rappresentato una palestra formativa senza precedenti: oltre 400 studenti coinvolti durante tutto il periodo olimpico, capaci di servire 1500 ospiti sotto la supervisione di 10 grandi chef. Per Gilmozzi e per Pietro De Godenz, presidente di Nordic Ski Val di Fiemme, il bilancio è straordinario non solo per i risultati sportivi, ma per aver dimostrato al mondo l’efficienza della macchina organizzativa e il valore del sistema formativo trentino.

Un finale tra musica e droni. Mentre le cene si prendono una pausa in attesa delle Paralimpiadi, la festa a Tesero continua all’aperto. La chiusura ufficiale dei Giochi in Val di Fiemme vede protagonista la Banda Storta e le celebrazioni per gli 80 anni dell’Unione Sportiva Cornacci. Ma il momento più atteso è lo show tecnologico sopra piazza Cesare Battisti: una flotta di 300 droni che, in un gioco di luci mai visto prima nel cielo fiemmese, scriverà idealmente la parola fine su un’edizione olimpica che resterà scolpita nel cuore di tutti gli appassionati.

Info point Sito ufficiale: www.fiemmeworldcup.com

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IL RE DELLE NEVI TORNA A CASA: SEI ORI E IL DESIDERIO DI NORMALITÀ

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Dalle piste italiane al calore di Trondheim, Johannes Klaebo rientra in Norvegia dopo un’impresa leggendaria che riscrive la storia dello sci di fondo, sognando solo il proprio letto e il cibo di casa.

L’aeroporto di Værnes si è trasformato quest’oggi in un teatro di festa e bandiere crociate per riabbracciare i protagonisti di una spedizione olimpica senza precedenti. Al centro dei riflettori, un Johannes Klaebo visibilmente emozionato ma provato dalle fatiche di un’Olimpiade italiana che lo ha consacrato come il più grande di sempre: sei medaglie d’oro su sei gare disputate, un en plein che abbatte ogni record precedente e trascina la Norvegia a un bottino storico di 41 podi complessivi. Ad accompagnarlo nello sbarco a Trondheim, i compagni di squadra Emil Iversen e Astrid Slind, accolti da una folla di tifosi e dai giovani sciatori dell’IL Varden di Meraker, pronti a rubare uno scatto con i propri idoli.

L’eccezionalità di un fuoriclasse moderno. La grandezza di Klæbo non risiede solo nei numeri, pur impressionanti, ma nel modo in cui riesce a rendere ineluttabile ogni sua vittoria. Vedere Johannes scivolare sulla neve di Tesero ha dato a tutti l’impressione di un atleta che disputa una gara diversa dagli altri, dominando con un’estetica e un’economia di movimenti che lo accostano a giganti come Usain Bolt o Michael Phelps. Eppure, il suo non è stato il percorso di un predestinato: a 14 anni era “uno tra tanti”, diciottesimo nei test di velocità. La sua evoluzione è il frutto di una dedizione quasi ascetica, passata per lunghi ritiri nello Utah per sfuggire alla fama norvegese e per il supporto fondamentale del nonno Kare Hosflot, mentore e amico che gli regalò i primi sci (usati) quando aveva solo due anni.

Il segreto del “klæbo-kliv”. Ciò che rende imbattibile il fenomeno di Oslo, cresciuto tra le nevi di Trondheim, è la sua capacità di “mettere il turbo” nei momenti decisivi grazie a una tecnica di corsa in salita che porta il suo nome. Il celebre “Klæbo-kliv” gli permette di risalire pendenze in doppia cifra a velocità prossime ai venti chilometri orari, un ritmo insostenibile per chiunque altro. Questa padronanza tecnica, unita a una crescita muscolare esponenziale e a una gestione maniacale dell’allenamento, lo ha portato a vincere tutto: dalle sprint alle massacranti 50 km, sia in tecnica classica che libera. Una superiorità che in patria incolla allo schermo oltre il 90% dei telespettatori, rendendolo un’icona pop capace di gestire canali YouTube di successo e persino un film sulla sua vita.

Il peso dell’oro e la voglia di casa. Nonostante il luccichio delle medaglie mostrate con orgoglio, il fuoriclasse non ha nascosto il desiderio di staccare la spina dopo oltre quaranta giorni lontano dagli affetti. Klaebo ha ammesso di sentire il bisogno di recuperare le energie, confessando che la sua priorità attuale non sono i festeggiamenti, ma il ritorno a una quotidianità fatta di cucina casalinga e del proprio letto. Un equilibrio mentale ritrovato anche grazie alla presenza in squadra di Emil Iversen, definito scherzosamente da Johannes come “il clown” del gruppo, fondamentale per alleggerire la pressione di un anno che lo ha visto trionfare prima ai Mondiali di casa nel 2025 e ora nell’Olimpiade italiana.

Compagni di gloria e nuove sfide. Accanto al “cannibale”, Iversen ha celebrato il suo oro in staffetta e un bronzo nella 50 km, sottolineando l’unicità dell’atmosfera olimpica appena vissuta. Per lui il futuro prevede il ritorno alle classiche granfondo come la Storlirennet, mentre Astrid Slind ha già spostato l’obiettivo sulla Vasaloppet di domenica prossima. Il rientro dei campioni suggella un’edizione che vede la Norvegia abbattere il muro delle 40 medaglie, superando il primato di Pyeongchang 2018. La tripletta maschile nella 50 km è stata l’immagine finale di un dominio assoluto nel fondo, sport che continua a trovare in questi atleti la massima espressione di fatica, tecnica e talento.

Per vedere un podio mono bandiera nella 50 km bisogna risalire a Sochi 2014, ma questo è un altro discorso. Intanto, resta un fatto: se Johannes Klæbo fosse un Paese, sarebbe al nono posto del medagliere con sole 6 gare disputate.