Dietro alla (scontata, ma mica tanto) vittoria odierna di Klaebo, c’è un retroscena che la dice lunga sulla tensione in casa Norvegia. L’ex compagno di squadra Hans Christer Holund non credeva che Johannes potesse vincere la 10 chilometri alle Olimpiadi. Ora fa ammenda e si scusa pubblicamente. Ecco com’e andata la gara di oggi.
Dal nostro inviato Carlo Brena
Sul fatto che Hans Christer Holund abbia competenze sul mondo del fondo e dei suoi protagonisti, non ci sono dubbi, e quando alla vigilia delle Olimpiadi dichiarava che Klaebo non ce l’avrebbe fatta a vincere l’oro, beh c’era da credergli, o se non altro, c’era da attenzionare il prodigio di Oslo. Oggi però, HOLUND ha dovuto fare autocritica dopo l’ennesima impresa del re.
E mentre nel parterre siamo alla ricerca di commenti e notizia fresche dopo l’ennesima impresa, ci imbattiamo in Eirik Myhr Nossum, l’allenatore che ha duro compito di preparare Klaebo: «È il miglior fondista del mondo, il miglior fondista di tutti i tempi e uno dei più grandi atleti che il mondo abbia mai visto» riassume a NRK e che gentilmente dei colleghi ci hanno tradotto. Il nativo del Trøndelag si è assicurato l’oro olimpico 4,9 secondi davanti al francese Mathis Desloges (grande prova per il transalpino) e 14 secondi davanti al compagno di nazionale Norge, Einar Hedegart al terzo posto in una giornata dove le alte temperature hanno trasformato la neve rendendola terribilmente lenta, aumentando ancora di più il valore della prova. «È speciale e grande. Questa è probabilmente la distanza a cui ho pensato di più e che ho desiderato di più. Ero il meno favorito su questa distanza qui, la gente si è persino chiesta se dovessi correrla e se meritassi di correrla» racconta Klæbo in zona mista con l’oro al collo.
E giusto per mettere a fuoco la prestazione va sottolineato che Klæbo non ha mai vinto in vita sua una gara a livello internazionale a cronometro in tecnica libera. E sulla scorta di questa considerazione che erano davvero pochi a credere che potesse riuscire a primeggiare, tanto che Hans Christer Holund, ex nazionale Norge che non ha bisogno di presentazioni, aveva dichiarato prima dei Giochi che avrebbe effettivamente scartato Klæbo dalla squadra per la 10 chilometri. Sbaam! E oggi, l’imperatore del fondo che tanto ricorda Brad Pitt, ha smentito tutti i pronostici della vigilia. E dalla Norvegia il signor Holund fa ammenda.
«Mi son sbagliato di grosso – commenta Holund – di questo sono molto felice. C’è solo da togliersi il cappello davanti al miglior fondista di tutti i tempi. La 10 chilometri skating è stata a lungo l’unica sua “debolezza”, ma oggi Johannes ha dimostrato di essere completo. Secondo me, questo è il risultato più impressionante che abbia fornito finora nella sua carriera» ha scritto Holund in un messaggio social.
Tuttavia, il nostro ha, in un certo senso, comprensione per il fatto che gli esperti lo abbiano escluso in questa disciplina: «Non sono quello che ha avuto i migliori risultati su questa distanza in passato, anche perché queste gare sono state spesso di domenica dopo due dure competizioni. Quindi c’è un po’ di differenza nel poter finalmente entrare in una prova olimpica con le gambe fresche». E a questo punto, Klaebo diventa ironico e pungente: «Ci sono esperti che non ne hanno azzeccata una, quindi c’è da aspettarsi che continueranno a dare opinioni».
Vi è da dire che la prova di oggi di Klaebo è stata davvero al limite: «Sono senza parole: è raro vederlo crollare al traguardo e riuscire a malapena ad alzarsi – dice papà Haakon Klæbo – e questo perché ha dato tutto». Condizione confermata anche da lui stesso: «Qui a Tesero il problema più grande è che le curve e le discese sono così brutali che fai più fatica a fare le curve che non le stesse salite» chiosa Johannes Klaebo.
Com’è andata oggi. Dopo le prime spinte a skating si è subito capito che la lotta per l’oro nella 10 chilometri odierna sarebbe stata tra due norvegesi: il re dello sci Klæbo e il debuttante Hedegart. Sugli spalti sembrava di essere ad Holmenkollen quando, dopo nove chilometri, c’erano solo 7 decimi di secondi a separare il leader Hedegart e Klæbo, ma sul traguardo tutto è diventato chiaro e Klaebo ha potuto gioire, anche perché Hedegart è decisamente crollato nel finale portando a casa un bronzo prezioso: «Mi si è spenta la luce, non mi era mai successo prima. Un’esperienza brutale, come sé giusto che sia alle Olimpiadi. Ho vinto un bronzo e non ho perso un oro» dice Hedegart.
E tra i due scandinavi si è infilato un magistrale Mathis Desloges: il francese ha accusato solo quattro secondi dall’imperatore. Indovinate gli altri? I norge Harald Amundsen (tra i favoriti della vigilia) e Martin Nyenget sono finiti al quarto e quinto posto.
“Quello che fa Klæbo è assolutamente unico”. Al sesto posto il britannico Andrew Musgrave, che è finito a 30 secondi da Klæbo, ha parole di ammirazione per il re olimpico norvegese: «Quello che fa Klæbo è assolutamente follia, pura follia. Non avrei creduto che sarebbe riuscito a vincere la 10 chilometri skating. È impossibile da battere! E a questo punto vincerà tutti e sei gli ori alle Olimpiadi. Di questo sono sicuro! ».
E gli azzurri brillano con Carollo. Dopo lo scozzese Musgrawe al settimo posto Martino Carollo (qui sopra), il 23enne cuneese di Borgo San Dalmazzo protagonista di una bella gara, soprattutto intelligente per aver distribuito bene lo sforzo: «Finalmente mi sento tornato ai livelli di dicembre, prima della malattia, ed è arrivato nei giorni più importanti della stagione, un risultato che fa bene al morale anche in vista della staffetta di domenica. Materiali ottimi, la neve si è mantenuta buona oltre le aspettative: avevo bisogno di un riscontro così, a maggior ragione su un tracciato che non lascia riprendere fiato, con discese in curva in cui non si recupera».
Buono anche il diciassettesimo posto del padrone di casa Simone Daprà che chiude a 1’11″3 dalla testa, mentre dopo un promettente avvio, Davide Graz (qui sopra) cede terreno nella seconda parte di gara per la 41esima piazza conclusiva; alle sue spalle Simone Mocellini (sotto), 68esimo in una prova non propriamente nelle sue corde. : «Non sono riuscito a partire come volevo e ho preso subito un distacco all’inizio – dice Simone Daprà – poi il ritmo è salito, ho provato a recuperare nell’ultimo giro ma su una distanza così corta è difficile recuperare, specie in una gara ad intervalli dove mi trovo meno bene che non sull’uomo».



