Il biathlon riprende ciò che il tempo e le irregolarità avevano sottratto: in una cornice da brividi tra le vette altoatesine, campioni del calibro di Fourcade ricevono finalmente la medaglia del metallo più pregiato, celebrando l’integrità dello sport davanti a ventimila tifosi in festa.
E’ giusto riassegnare delle medaglie olimpiche anche dopo dodici o sedici anni? Questa è la domanda che circolava in sala stampa questo pomeriggio.
Ma andiamo con ordine.
Il podio della verità. In una domenica che resterà scolpita nella storia del biathlon, l’Arena Alto Adige di Anterselva si è trasformata nel teatro di una riparazione storica. Oggi, 15 febbraio 2026, nel cuore pulsante dei Giochi di Milano Cortina 2026, il CIO e l’IBU hanno restituito il merito a chi aveva gareggiato con lealtà oltre un decennio fa. Tra le due gare di inseguimento in programma, l’emozione è salita alle stelle quando Martin Fourcade e la staffetta maschile tedesca sono stati chiamati sul gradino più alto del podio per ricevere quelle medaglie d’oro che il doping aveva inizialmente dirottato altrove.
Sedici anni di attesa. La cerimonia di riassegnazione nasce da una lunga battaglia legale conclusasi solo nel maggio 2025, dopo che i risultati del russo Evgeny Ustyugov tra il 2010 e il 2014 sono stati cancellati per anomalie nel passaporto biologico e prove emerse dal laboratorio di Mosca. Questo atto di giustizia sportiva ha riscritto gli albi d’oro di due edizioni dei Giochi: Vancouver 2010 e Sochi 2014. Per Martin Fourcade, leggenda del biathlon francese, si è trattato di cingere l’oro della Mass Start canadese, mentre per il quartetto tedesco composto da Lesser, Boehm, Peiffer e Schempp, è arrivato il riconoscimento del trionfo nella staffetta di Sochi.
L’abbraccio di Anterselva. Nonostante il tempo trascorso, il calore dei 20.000 spettatori presenti ha colmato il vuoto di quei momenti perduti. La presenza di Kirsty Coventry e dei vertici del biathlon mondiale ha sottolineato l’impegno costante nella lotta per lo sport pulito. Come dichiarato dal Presidente IBU Olle Dahlin, nulla può sostituire il momento originale del podio, ma celebrare questi atleti oggi, su un palcoscenico globale e davanti a milioni di telespettatori, onora il loro valore e la loro pazienza infinita.
Poco si sa se i singoli comitati olimpici nazionali consegneranno i premi in denaro (o la differenza) che “spetterebbero” ai vincitori di medagli olimpiche.
E voi che ne pensate?


