Un’impresa lucida e di cuore regala all’Italia la seconda medaglia olimpica nel fondo maschile. Tra le curve insidiose della Val di Fiemme, l’esperienza di un intramontabile Federico Pellegrino e l’esuberanza del giovane Elia Barp firmano un terzo posto che sa di consacrazione collettiva.
Le nevi di Lago di Tesero continuano a parlare italiano. Tre giorni dopo l’emozione della staffetta, la Team Sprint in tecnica libera regala un altro bronzo storico alla spedizione azzurra. Protagonisti ancora loro, Elia Barp e Federico Pellegrino, capaci di interpretare una gara tatticamente perfetta alle spalle dell’invincibile Norvegia di Hedegart e Klaebo (al suo quinto oro) e degli Stati Uniti di Ogden e Schumacher. Per l’Italia si tratta di un risultato senza precedenti: mai, dall’introduzione di questo format a Torino 2006, il tricolore era sventolato sul podio olimpico della disciplina.
La chiusura di un cerchio olimpico. Federico Pellegrino, giunto al suo ultimo appuntamento a cinque cerchi, non ha nascosto l’emozione per un obiettivo inseguito da oltre un decennio. Il campione valdostano ha ricordato come proprio in Val di Fiemme, durante i Mondiali del 2013, fosse iniziato il suo lungo inseguimento a una medaglia nella Team Sprint. Se tre giorni fa le lacrime avevano rigato il suo volto, oggi è prevalsa la soddisfazione consapevole di chi ha realizzato il “piano B” dopo il successo della staffetta a quattro. Pellegrino ha sottolineato quanto la neve difficile nascondesse insidie in ogni curva, richiedendo una gestione magistrale dello sforzo per tenere a distanza il rientro della Svizzera nel finale, spinto dal calore incessante del pubblico di casa.
Il futuro è già presente. Dall’altra parte del binomio, Elia Barp ha vissuto quella che ha definito la sua miglior giornata sugli sci. Con una maturità sorprendente, il giovane azzurro è riuscito a muoversi nel traffico del gruppo evitando contatti pericolosi e consegnando sempre il cambio a Pellegrino in condizioni ottimali. Per Barp, correre al fianco del proprio idolo, diventato negli anni compagno di stanza e mentore, rappresenta il coronamento di un percorso di crescita che coinvolge tutto il giovane gruppo azzurro, inclusi Graz e Carollo. La consapevolezza maturata in questi giorni è chiara: l’Italia è tornata a essere una potenza del fondo, capace di conquistare due medaglie nella stessa edizione vent’anni dopo i successi di Torino.
Una prova di forza corale. La gara è scivolata via con una prima parte di studio, dove la Norvegia ha imposto un ritmo controllato prima della bagarre finale. La capacità dei fondisti italiani di restare agganciati ai migliori, gestendo i ganci e la fatica sulle rampe più dure, ha fatto la differenza. Il bronzo odierno non è solo un premio alla carriera di Pellegrino, ma il segnale che il futuro del fondo italiano è già stato scritto con l’inchiostro indelebile del podio olimpico.


