
Vent’anni dopo Torino 2006, l’Italia dello sci di fondo torna a respirare l’aria sottile delle medaglie a cinque cerchi. Sul tracciato del Lago di Tesero, la 4×7,5 km azzurra compie un’impresa d’altri tempi, cedendo il passo solo alla corazzata francese e alla leggendaria Norvegia di un recordman chiamato Klæbo.

Photo: Pentaphoto
Il boato che scuote la Val di Fiemme in questa domenica di Giochi ha il sapore della liberazione. Erano due decenni che il fondo azzurro maschile non calpestava un podio olimpico, un digiuno che sembrava infinito e che si è interrotto proprio lì, dove la salita dedicata ai campioni del 2006 mette a dura prova polmoni e cuore. Il capolavoro italiano porta la firma di un gruppo capace di gettare il cuore oltre l’ostacolo: Davide Graz ed Elia Barp hanno tenuto botta nelle frazioni in tecnica classica, seguiti da un solido Martino Carollo nello skating. Ma è stato Federico Pellegrino, il veterano alla sua quarta Olimpiade, a trasformare la speranza in metallo. Nonostante una condizione fisica non ottimale, il capitano ha gestito i 20 secondi di svantaggio dalla Finlandia con l’esperienza del fuoriclasse, staccando gli avversari proprio nel tratto più duro e trasformando il rettilineo finale in una passerella di abbracci e lacrime.

Il re norvegese riscrive la storia del ghiaccio. Davanti a un’Italia commossa, la Norvegia ha ribadito una superiorità che trascende il semplice risultato sportivo. Johannes Høsflot Klæbo ha tagliato il traguardo in solitaria, portando i suoi compagni sul gradino più alto del podio e, soprattutto, conquistando il suo nono oro olimpico. Un successo che lo proietta ufficialmente nel mito: Klæbo è ora l’atleta più titolato di sempre nella storia dei Giochi Invernali, superando mostri sacri come Bjørn Dæhlie e Ole Einar Bjørndalen. Proprio Dæhlie, dai microfoni della stampa norvegese, ha voluto rendere omaggio al giovane erede invitandolo a godersi ogni istante di questa giornata storica, mentre Bjørndalen ha auspicato che il campione possa continuare fino a insidiare i record assoluti di leggende come Michael Phelps.

Orgoglio di famiglia e tradizioni che continuano. Il clima di festa al traguardo ha coinvolto non solo gli atleti, ma intere generazioni di appassionati. Elisabeth Høsflot, madre del fuoriclasse norvegese, ha descritto con emozione l’incredulità nel vedere quel bambino che ammirava Northug diventare il più grande di sempre sotto il sole italiano. Per l’Italia, questo bronzo rappresenta la linfa vitale per un movimento che per anni è stato sorretto quasi esclusivamente dal talento individuale di Pellegrino e che ora scopre di avere una squadra pronta a lottare ai massimi livelli. Mentre la Francia festeggia un argento di altissimo profilo, il pubblico del Lago di Tesero celebra i suoi eroi, consapevoli che il fondo italiano ha finalmente ritrovato la sua bussola olimpica nel momento più importante.

