Il trionfo della fuoriclasse di Sappada ai Giochi di Milano-Cortina non è solo una vittoria sportiva, ma il culmine di una carriera fatta di resilienza e precisione assoluta. In un’arena ribollente di tifo, Lisa scrive una pagina indelebile della neve italiana, trasformando la fatica in pura leggenda.
Le urla dei 25 mila spettatori che hanno invaso lo stadio sin dalle prime ore del mattino si trasformano in un silenzio carico di elettricità quando Lisa Vittozzi si presenta al cancelletto dell’Inseguimento. Sono le dieci di una domenica gelida ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina, ma l’atmosfera è rovente. L’azzurra scatta con un fardello di 40 secondi di ritardo dalla leader norvegese Maren Kirkeeide, ma con una determinazione che non ammette repliche. Mentre gli sci scivolano su una neve difficile – Lisa farà segnare solo il 19° tempo nel fondo – è al poligono che la sappadina decide di riscrivere la storia. Con il fucile sfilato dallo spallaccio e la testa immersa in una bolla dove esistono solo i bersagli, Vittozzi mette in scena una prova balistica magistrale: venti centri su venti. Mentre le avversarie Kirkeeide e Jeanmonnot restano impantanate negli errori, l’italiana chiude la pratica in un minuto e mezzo complessivo, involandosi verso l’ultimo giro di puro godimento.
Il peso della storia e la forza della resilienza. A 31 anni, Lisa Vittozzi diventa la prima atleta italiana di sempre, tra uomini e donne, a mettersi al collo una medaglia d’oro olimpica nel biathlon. Un traguardo che arriva dopo un percorso tortuoso, segnato dai trionfi in Coppa del Mondo ma anche dai momenti bui, come i disastrosi Giochi di Pechino 2022 o i dolori alla schiena che nel 2025 l’avevano portata a un passo dal ritiro. La vittoria di domenica è un tributo alla sua capacità di non mollare mai, sostenuta dal ricordo dei nonni Sergio e Lea, figure fondamentali nella sua crescita e tragicamente scomparsi a causa del Covid. Dopo il traguardo, le lacrime di Lisa sono state anche per Alex Inderst, l’allenatore che l’ha guidata nei momenti più complessi e con il quale l’atleta ha stretto una misteriosa scommessa legata alle prossime gare in programma.
Un movimento che cambia pelle. Il successo di Lisa brilla ancora di più in un contesto nazionale che sta uscendo dai confini storici di Anterselva per abbracciare nuove valli e nuovi talenti, come dimostra anche l’ottimo nono posto in rimonta del trentino Tommaso Giacomel. Anche la “divina” Dorothea Wierer, giunta nona partendo da posizioni di retroguardia, ha reso omaggio alla compagna di squadra con un grande abbraccio all’arrivo, riconoscendo il passaggio di testimone in una disciplina che sta diventando sempre più popolare e vincente. Nonostante la stanchezza e la pressione di essere l’idolo di casa, Vittozzi ha già rivolto lo sguardo ai prossimi impegni, consapevole che questa Olimpiade può regalarle ancora soddisfazioni immense prima di un futuro addio alle gare.
La fame di vittoria non si placa. Con la medaglia d’oro al collo e il coro dei tifosi che ancora intona il suo nome, Lisa è fuggita dalla conferenza stampa per recuperare le energie necessarie in vista della staffetta e della mass start. La campionessa sa che il suo appuntamento con la gloria non è ancora terminato: l’obiettivo è onorare fino in fondo questi Giochi casalinghi, portando il biathlon italiano verso vette mai esplorate prima. La scommessa con Inderst è aperta e il mondo del biathlon attende di vedere se il ghiaccio che Lisa ha nelle vene saprà trasformarsi ancora una volta in metallo prezioso


