Le nevi italiane incoronano i giganti norvegesi in una giornata di forti emozioni olimpiche. Se Johann Olav Botn commuove Anterselva con una dedica speciale nella 20 km, Johannes Klæbo ribadisce la sua legge nella sprint in Val di Fiemme, mentre i colori azzurri brillano con il cuore di Pellegrino e la grinta di Ganz.
Il silenzio perfetto del poligono di Anterselva e il fragore della folla in Val di Fiemme hanno fatto da cornice a un martedì di fuoco per il biathlon e lo sci di fondo internazionale alle Olimpiadi 2026. Sulle piste altoatesine, Johann Olav Botn ha messo in scena la gara della vita: una prova di precisione chirurgica che gli ha permesso di chiudere senza errori la 20 chilometri individuale. Il suo tempo di 51’31″5 non ha lasciato scampo agli avversari, ma è stato il traguardo a regalare il momento più toccante della giornata, con il pensiero e il titolo rivolti al compagno Sivert Bakken, scomparso lo scorso dicembre.
Alle spalle del dominatore, il francese Eric Perrot e lo specialista Sturla Lægreid hanno dovuto accontentarsi dei gradini più bassi del podio, traditi da un unico, fatale errore al tiro. In casa Italia, Tommaso Giacomel ha confermato di avere un motore d’alto profilo sugli sci; nonostante tre penalità che lo hanno relegato al sesto posto, il trentino ha dimostrato di poter stare stabilmente tra i grandi. Ottime notizie anche da Patrick Braunhofer, quattordicesimo, mentre Lukas Hofer è scivolato in sedicesima posizione dopo un finale complicato al poligono.

Il cuore oltre l’ostacolo. Spostandoci in Trentino, la velocità ha parlato ancora una volta la lingua dei “Norge”. Johannes Klæbo si è confermato l’imperatore della sprint in tecnica classica, respingendo gli attacchi di Ben Ogden e Oskar Vike. Tra le donne, la Svezia ha invece blindato il podio con una tripletta d’autore guidata da Linn Svahn, davanti a Sundling e Dahlqvist davanti al proprio sovrano, Re Carl XVI Gustav di Svezia. Federico Pellegrino, alla sua quarta avventura a cinque cerchi, ha chiuso la sua storia olimpica nelle sprint con un settimo posto che profuma di dignità e classe. Escluso dalla finale per un solo secondo, l’azzurro ha salutato il pubblico con la fierezza di chi ha saputo cambiare pelle negli anni, passando dalle medaglie di PyeongChang e Pechino a una gestione matura e polivalente della propria carriera.

Grinta azzurra al femminile. In campo femminile, Caterina Ganz ha sfiorato l’impresa. La nona posizione finale, a soli due decimi dal ripescaggio per l’atto conclusivo, racconta di una condizione eccellente e di materiali perfetti. Anche Federica Cassol ha centrato una storica semifinale in tecnica classica, confermando la crescita del movimento italiano nel settore velocità, trascinata dal calore di un pubblico che non ha mai smesso di incitare i propri beniamini lungo ogni metro del tracciato.
Uno sguardo al domani. Non c’è tempo per rifiatare: il programma olimpico prosegue senza sosta. Già domani le luci si sposteranno nuovamente sulla prova individuale femminile di 15 chilometri, con partenza fissata per le ore 14:15, dove le specialiste della resistenza cercheranno di rimescolare i valori visti finora.


