Dalle immagini pop dei pionieri dello sci alle “trame” lasciate sulla neve dai fondisti e dai discesisti, la mostra dell’eclettico fotografo ampezzano diventa il ponte culturale dei Giochi. Un’esperienza immersiva tra Cortina, Plan de Corones e la metropoli milanese per riscoprire il coraggio di sognare in grande, proprio quando lo spirito olimpico torna a infiammare le vette.
Le Olimpiadi non sono solo una sfida contro il cronometro, ma un’occasione per riflettere sull’anima profonda del territorio montano. In questo contesto si inserisce “A Visionary at Altitude – N vijionar sö alalt” (Un visionario in quota), la grande mostra dedicata a Stefano Zardini che, da dicembre 2025 ad aprile 2026, anima i luoghi simbolo di Milano Cortina 2026. Il progetto, inserito nell’Olimpiade Culturale, è una trilogia che attraversa la storia, la provocazione e l’intimità della montagna, portando il visitatore a stretto contatto con l’universo ladino e l’evoluzione del turismo d’alta quota.
Il richiamo dei pionieri a Cortina. Il viaggio inizia nella Regina delle Dolomiti, presso la Ikonos Art Gallery. Qui la collezione “The Pioneers’ Passion” attinge all’immenso archivio storico della famiglia Zardini per trasformare le ingiallite foto d’epoca in opere d’arte contemporanea. Attraverso interventi cromatici e grafici in chiave pop, Zardini ridà vita a quegli uomini e donne che, con rudimentali sci di legno e cinghie di cuoio, “inventarono” lo sci e il turismo invernale. È un inno allo spirito pionieristico: Stefano Zardini non cancella la storia, ma la amplifica, suggerendo che lo stesso coraggio di inizio Novecento sia necessario oggi per affrontare le sfide globali del futuro sportivo e ambientale.
Provocazioni in quota e il cuore a Milano. La seconda tappa tocca il Plan de Corones, dove il Lumen-Museum inaugura il 27 gennaio 2026, in coincidenza con il passaggio della torcia olimpica in Alto Adige. Al centro della scena c’è “Snowland”, un lavoro provocatorio che trasforma le cime Unesco in un gigantesco fun-park visivo. Zardini interroga lo spettatore: è cambiata la montagna o è cambiato il nostro modo di viverla? La risposta si sposta poi a Milano, alla Fabbrica del Vapore, dove dal 12 febbraio viene esposta la trilogia completa. In questa sede debutta “Tracce – Lasciare che l’occhio squarti il paesaggio”, la sezione più intima della mostra. Qui la neve diventa una tela bianca dove le scie lasciate dagli sciatori — inconsapevoli autori — formano trame grafiche in continua mutazione, completate da scatti inediti delle Olimpiadi del 1956.
L’uomo dietro l’obiettivo. Stefano Zardini, nato a Cortina e formato tra Milano e Londra, è stato molto più di un fotografo di montagna. Dopo una carriera nel fotogiornalismo che lo ha portato a documentare crisi e conflitti in oltre 60 paesi al seguito della Croce Rossa, ha dedicato la sua maturità artistica alla Fine Art. Fondatore della Ikonos Art Gallery, ha pubblicato 31 libri e realizzato 40 filmati, diventando un punto di riferimento per la comunicazione visiva d’alta quota. Questa mostra, curata da nomi del calibro di Margherita Palli, Thina Adams e Valentina Vidali, celebra la sua capacità di guardare “oltre”, trasformando lo sport e la natura in un linguaggio universale.
Info point Siti web: www.ikonosartgallery.com, www.lumenmuseum.it, www.fabbricadelvapore.org


